Mah, da
Mad Men mi aspettavo di più. L'epoca e l'ambiente dei fatti narrati (per i profani: le grandi agenzie pubblicitarie newyorkesi di Madison Avenue negli anni del boom economico) mi avevano immediatamente fatto drizzare le antenne, ma al termine della prima stagione non ho tutta 'sta voglia di "risintonizzarmi" per la seconda, che dovrebbe cominciare nel giro di un mese. Don Draper e un paio di altri personaggi sono piuttosto efficaci e il contesto socioculturale è interessantissimo, ma le trame di lungo corso mi sembrano piuttosto deboli e mal gestite, tranne qualche sviluppo nelle ultime puntate. Insomma, trovo in
Mad Men poco più del divertimento di vedere stimati professionisti che tradiscono le mogli a ogni occasione, bevono come spugne (in ufficio), fumano a catena e si cibano praticamente di colesterolo puro, il tutto perché
è così che si fa.
Sono passato a
Dirty Sexy Money praticamente al volo, e qui invece ci siamo, eccome. Non ci si muove dai piani alti di New York ma si salta in avanti fino ai giorni nostri, seguendo il buon avvocato (sì, pare sia possibile) Nick George (Peter Krause alias il Nate Fisher di
Six Feet Under, qui molto più istrionico e
pop) al servizio della ricchissima, potentissima e marcissima famiglia Darling, un membro della quale potrebbe avergli ucciso il padre. Tutto in questa serie, che sicuramente paragonerei a
Dallas se ne avessi mai visto anche un solo fotogramma, dimostra definitivamente come ormai le produzioni televisive non siano più automaticamente serie B rispetto a quelle per il grande schermo (chiedere a Bryan Singer che, tra gli altri, ci ha messo dei soldi, o a un certo Donald che sutherlandeggia a piacimento alla testa del cast, solo per fare un paio di nomi):
Dirty Sexy Money sarebbe un gran bel film, e il fatto che duri (per ora) 20 ore invece di 2 è per me un graditissimo bonus.